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Franco Sciacca, "cantando con il colore" (Peppino Candrilli)
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Guardarsi intorno e rendersi conto, ogni giorno di più, di essere intimamente preso dalla natura che lo circonda, di farne parte e di non potere allontanare il proprio pensiero delle meravigliose origini di questa nostra terra fatta dei colori del sole e delle sacre abitudini delle tante generazioni, sono i motivi che spingono il pittore a trasmettere i suoi messaggi cromatici ispirandosi nella maggior parte dei casi a motivi di realistica percezione che hanno però origine di carattere spirituale. Infatti è la vita nei campi quello che detta a Franco Sciacca il contenuto della sua traduzione pittorica; la fatica del contadino ed il sudore della sua fronte fo affascinano; l'indagine di carattere spirituale prende il sopravvento ed egli, scrutando nel profondo della propria anima, vivifica sulla tela tutte quelle immagini che, pur apparendo ripetute perchè fanno parte della vita d'ogni giorno, vengono trasfuse dal suo pennello agile e fremente, conferendo alla risultanza del lavoro pittorico una particolare dignità artistica. La luminosità delle immagini è la peculiarità di Sciacca; egli accosta sulla tela dei punti di colore puro, non precedentemente mescolato sulla tavolozza; questi punti di colore, isolati sulla tela, si ricompongono sulla retina formando quindi una mescolanza che potremmo chiamare di colori luce; poichè la luminosità della mescolanza ottica è superiore a quella della mescolanza della materia si hanno dei risultati di sorprendente vivacità cromatica. È un po' come quel procedimento tecnico che sorse in Francia intorno al 1885; ma Franco Sciacca non può e non deve essere considerato un "neoimpressionista'' e tanto meno è aggiogato con una tecnica personale che nulla ha a che fare con reminescenza o studi sui movimenti pittorici d’altri tempi. In fondo la tecnica del “Pointillisme” non è conseguenza soltanto delle infatuazioni del clima positivistico ma fu adottata da molti anche prima dell’avvento del movimento divisionista. Per cui Franco Sciacca, che dalla sua pittura fa un canto cromatico, non può essere considerato, a mio avviso, se non un pittore che traduce le sue immagini seguendo i dettami del proprio sentimento, lasciandosi guidare, ma non trascinare, dallo studio dei grandi del passato. I risultati del sistema, senza ideologie politico-sociali, ma improntato comunque a motivi di osservazione analitica per la riproduzione spirituale e simbolica delle immagini fanno del nostro un ottimo interprete dell’uomo e della natura. Peppino Candrilli
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