RIFLESSIONI

 

Radia il sole sorgendo
trascendentali vibrazioni
echi nell'universo
ponti tra passato e futuro.

Millenarie paure
scolpite nelle notti stellate,
famose gesta d'eroi
alla ricerca del vello,

argonauti coraggiosi, ora
su astronavi da brivido
solcano eterei spazi
assegnati agli angeli,

cercando risposte mai svelate
di quanto infinito può avere
un granello di terra,
di quanti universi può avere
una goccia d'acqua.

Irrisolti stili di pensiero
alla ricerca di cose già create,
di vita già nata
tra l'indifferenza dell'eternità.

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Le rondini se ne sono andate
stridendo e volteggiando
nell'aria del mattino, forse l'ultimo saluto a me
che le guardavo, immaginando
di fuggire con esse lontano
nelle praterie dei cieli.
Le ho viste andare veloci
rapite nell'immenso.
Ogni anno le aspetterò in primavera.

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Se un dì andrò lontano
il mio pensiero si fermerà
a ricordare incessanti sensazioni,
aloni di aurore boreali,
sogni della mia vita
fuggiti sulle ali delle rondini
che se ne vanno.
Volgerò lo sguardo ai cieli
forse rapito, forse stordito
rimarrò a guardare
parlandoti dei miei sogni
di chi volevo essere
e non sono,
e ti verrò a cercare
negli immensi silenzi della vita
per un sorriso
per un conforto,
nell'attesa di ritrovar me stesso.

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Essere o non essere
eterno dilemma della vita
campi di azione che si scontrano,
modelli di vita trasmessi dalle coscienze.
Tra speranze senza certezze
cerchiamo elevazioni al di sopra
delle influenze materiali
o futuri prevedibili
d'un passato inesausto.
Saggezza o follia
finzioni o realtà,
meditiamo sulla morte
sul visibile e l'invisibile,
confusi nell'armonia dell'universo
aspettiamo il dono dell'immortalità.

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Ora le ginestre non ci sono più
là nella sciara
violentata dalle ruspe,
poi cemento e asfalto
hanno sporcato tutto.
Da qui il mare si vede
assai poco
occulto dal progresso.
Inutili i congressi
su tematiche ecologiche
di pirati micenei,
thalassa, mare che muore.
Dio se ne è andato
deluso, non tornerà più.
Inutilmente, masse ondeggianti
chiederanno,
saranno ancora una volta usate.

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Il sole al tramonto
ci riempiva d'infinito,
ora in controluce ci annientava.
Correvo nei prati
e raccoglievo fiori
per mia madre.
Per un bacio,
per una carezza,
per una speranza
di eterno amore.

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Il sibilo del vento tace,
all'apparir del sole,
mentre sciogli i capelli
illumina il tuo volto,
intrigante amica dei miei sogni.
All'orizzonte le vele corrono,
su cristalli di luce,
nel mare che accarezza la riva.

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Maja dea dell'illusione
fulgore di tutto ciò che risplende
ti mostrasti.
Era tutto magnifico
come se mille soli
si levassero insieme nel cielo
e molteplici colori sfolgoranti
riempissero l'universo
al tuo apparire.
Confuso ti guardai
era tutto meraviglioso,
ora ho paura.

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Norimberga non è bastata,
noi figli delle stelle
rigeneriamo i mostri del passato.
Babilonia si leva famelica
su cadaveri di inermi,
inutile il pianto delle madri.
Dagli stabulati gli animali
ci guardano traditi, calpestati.
Uccisa la cultura, guardiamo
finzioni televisive,
spazzature nei musei.
Banche di spermatozoi si spalancano
sul nostro futuro.
Tra un mare di rifiuti
foreste di croci.

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Ed io che volevo volare
in alto, nei cieli,
ed irradiarmi con i colori
dell'arcobaleno.
Ora il tempo mi è scivolato
tra le dita,
ho aperto la mano
ed ho trovato solo polvere
che il vento ha spazzato via.
Con il naso all'insù
guardo ancora l'arcobaleno
cercando di capire
ciò che è rimasto di me.

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Verso l’infinito, angeli
no astronavi.

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Franco Sciacca